La Presa di Naomi Klein

the takeAll’alba del clamoroso quanto ampiamente previsto crollo economico dell’Argentina nel 2001, la classe media del Paese si ritrova in un paesaggio fantasma fatto di fabbriche abbandonate e disoccupazione di massa. Alla periferia di Buenos Aires, un gruppo composto da trenta ex operai di una fabbrica di parti meccaniche per automobili, la Forja San Martin. Martin, entrano nella fabbrica e la occupano. La Forja San Martin è fallita a causa del suo stesso proprietario, amico di Carlos Menem e poco attento ai bisogni sociali e salariali dei suoi operai, e tutto ciò che gli operai vogliono è far ripartire la produzione, ispirati dal successo delle analoghe iniziative nella fabbrica tessile Brukman e della fabbrica di ceramiche Zanon in Patagonia. Gli operai iniziano un braccio di ferro con banchieri, avvocati, giudici, creando una rete di mobilitazione tra il movimento degli occupanti. L’atto di riappropriarsi autonomamente del diritto al lavoro ha il valore di uno sconvolgimento alla struttura stessa della globalizzazione.Il regista e produttore Avi Lewis con sua moglie Naomi Klein, autrice del libro manifesto No Logo, portano gli spettatori all’interno di questa lotta, il cui fine ultimo è quello del recupero della dignità. Il documentario, dal contenuto energico e pregnante, è stato presentato alla sessantunesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Naomi Klein: In Argentina 200 fabbriche sono state riprese dai loro operai. È incredibile. E questo fenomeno è stato quasi completamente ignorato dai media. Nessuno parla del fatto che i partiti di sinistra hanno preso il potere in America Latina, che il neoliberismo è stato rifiutato ovunque. Guardate ciò che accade in Bolivia, in Venezuela, in Uruguay, Paesi dove si può parlare di presa del potere da parte del popolo.

Guarda il documentario completo (qui).


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